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lunedì 18 ottobre 2010

I sacerdoti dell'intolleranza

L'articolo di Bolzoni "Dai pizzini al blog di Cosa nostra i messaggi che preoccupano Schifani" ha avuto una specie di effetto domino che ha fatto dilatare l'interesse per il mio blog. Ho ricevuto post civili e altri meno, da alcuni sono stato fatto addirittura oggetto di lodi per come scrivo però con l'aria scandalizzata di chi non si capacita che un "mafioso" possa scrivere in maniera così "acculturata", dai più, ahimè, sono stato bacchettato per il solo motivo che ho un blog e che su di esso scrivo di tutto. Lo stesso Bolzoni non mi perdona la presunzione di "intervenire su ogni questione" e addirittura attribuisce al mio blog la funzione di pulpito dal quale consumerei la mia "vendetta contro la politica" e lancerei "pensieri e messaggi a tutto il mondo". Andiamo signor Bolzoni, prima che lo facesse conoscere lei, il mio blog era pressochè sconosciuto e dunque a chi vuole che mandassi i miei messaggi, non è esagerato ritenerli destinati adirittura al mondo intero? Ma non mi lamento, ne ho viste di peggio. Mi lamento invece, e attribuisco la responsabilità al signor Bolzoni, della stupidità che egli ha scatenato. Perchè purtroppo la maggior parte delle reazioni che l'articolo di Bolzoni ha prodotto sono improntate alla intolleranza e alla stupidità. Quando ho deciso di aprire il mio blog non avevo certamente la pretesa di salire in cattedra e pontificare di filosofia come qualcuno mi rimprovera tacciandomi di fare della filosofia spicciola e di non essere all'altezza di Schopenhauer. Troppo onore attribuirmi la capacità di fare della filosofia seppure spicciola, figuriamoci poi scomodare Schopenhauer. Non avevo intenzione di destare tanto allarme in giro presso chi fa della dietrologia attribuendomi chissà quali reconditi fini e tanto meno rivendicare pruriti etici o suscitare la pietà di nessuno, come qualcuno ha scritto. Avevo probabilmente, questo si, il desiderio inconscio di "riprendermi disperatamente gli attimi di vita fuggiti via", come ha scritto acutamente il blogger che mi bacchetta per le mie licenze filosofiche. Ma avevo soprattutto, e l'ho scritto chiaramente nel mio post di presentazione, il desiderio ben conscio di portare avanti con i miei poveri mezzi una battaglia che la mia coscienza e la mia esperienza del carcere mi dicevano di portare avanti, quella sulle condizioni di vita in carcere e della giustizia in Italia. Poi magari mi sono lasciato prendere la mano e ho allargato le mie riflessioni su tematiche che esondavano dal progetto originario, ma è un peccato veniale che si può perdonare ad un uomo che è stato in carcere e lì ha avuto tempo per leggere, studiare, riflettere e accumulare tante sensazioni da raccontare, un uomo che sta vivendo l'indegna gazzarra che lo indica come mafioso nonostante egli non sia ancora titolare di alcuna sentenza di condanna definitiva, anzi abbia incassato due assoluzioni con formula piena ed abbia dunque il diritto ad essere considerato innocente. Un uomo che continua ad essere indicato come "reggente" della famiglia mafiosa di Villabate nonostante il giudice che lo ha rinviato a giudizio e la stessa procura non gli abbiano contestato l'imputazione di capo promotore. Un uomo provato dalla sofferenza di una vicenda che non coinvolge solo lui ma avvelena la vita dei suoi cari e mette a dura prova la solidità dei suoi rapporti familiari, che vive chiedendosi quando verrà sferrato il prossimo colpo dallo sciacallo di turno, alla mercé di una stampa impetosa e non sempre onesta, logorato dalla tentazione della resa e dallo sforzo per ribellarsi ad essa. Ha motivo un simile uomo di essere in collera ed esprimere la propria rabbia senza che le prefiche possedute da furori moralistici si strappino le vesti non tollerando che egli osi pensare, avere un blog e su di esso scrivere quello che gli passa per la mente? O deve essere quest'uomo confinato in una riserva a meditare sulla propria arroganza? Invito quanti giocano al massacro, alcuni coperti dall'anonimato, a un minimo di onestà, a non addossarmi colpe che non ho, a non lasciarsi prendere dalla fregola del mostro a tutti i costi, a verificare quello che c'è dietro le apparenze, ad entrare nel merito di quello che scrivo criticandolo anche duramente e mettendo in discussione il valore di esso ma evitando di attribuirmi quello che non scrivo. Col tempo la mafia sarà sconfitta e il mondo si libererà dei blogger-mafiosi che tanto indignano un mio irridente critico, il problema è che non ci libereremo mai degli stupidi e saremo costretti a sorbirci a vita i blogger-spazzatura.

1 commento:

  1. Non mi rifaccio, nel mio commento, all'uomo che è o all'uomo che era, poiché ho l'onestà intellettuale di dire che non conosco il suo caso giudiziario. Mi rifaccio alle parole scritte in questo post e non posso non darle ragione.

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