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giovedì 21 agosto 2014

I cristiani perseguitati



I cristiani vengono perseguitati tra l’indifferenza generale. I motivi di questa indifferenza sono difficili da spiegare ma si può ipotizzare che essi risiedano in un relativismo crescente che ormai ci rende estranei a imperativi morali, e in una mancanza del senso di appartenenza che affligge noi europei in particolare. Basti pensare che l’Europa ha deciso di vietare l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici ritenendolo discriminatorio nei confronti di altre confessioni.
Perché dovremmo indignarci per le persecuzioni contro i cristiani e per l’abbattimento dei simboli del cristianesimo, se noi stessi rinneghiamo le nostre radici abolendo i simboli della nostra identità?
E quando la Chiesa cattolica, tanto prudente nei confronti dei persecutori dei cristiani quanto severa nei confronti delle sue pecorelle smarrite, si abbandona a facili scomuniche, non denuncia forse i limiti di quella stessa intolleranza che è la cifra di certo islamismo?
Ci siamo forgiati all’abbrutimento sui campi di battaglia nel Novecento europeo dove abbiamo banchettato con la crudeltà fino all’assuefazione e al concepimento dell’indifferenza con cui oggi accettiamo passivi la legge del contrappasso del radicalismo islamico e l’aggressione alla nostra civiltà.
E abbiamo paura.
Ernesto Galli della Loggia in un editoriale apparso sul Corriere della Sera di lunedì 28 luglio, parla di paura della morte che rende imbelle l’occidente incapace ormai di pensare la guerra come “guerra vera, quella in cui si muore”.
Siamo privi di fede e quindi incapaci di esorcizzare l’idea della morte e, dopo un così lungo periodo di pace, siamo vivi perché non abbiamo più dimestichezza con le sfide mortali. Per viltà assistiamo senza battere ciglio all’efferatezze che si consumano nelle aree più calda del pianeta, in Iraq, in Siria e, perché no, anche in Europa, in Italia per esempio, dove si combatte una guerra senza regole tra una criminalità organizzata che si abbandona a episodi di guerriglia urbana e uno Stato che risponde calpestando i diritti fondamentali dei suo cittadini.
La tiepidezza morale e la paura ci fanno girare dall’altra parte mentre si consumano le persecuzioni contro i cristiani e i più deboli. Incapaci di slanci ideali e di battaglie degne, squallidi mercanti di un benessere materiale sempre più precario, prigionieri delle nostre colpe per avere alimentato con l’industria bellica i focolai di guerra, ripieghiamo su posizioni di retrovia che si lasciano travolgere dalla forza d’urto di spiriti animali assetati di vita ai quali rispondiamo balbettando un malinteso senso di solidarietà privo di ammortizzatore e il terzomondismo accomodante dei soliti intellettuali in malafede.
E quando vogliamo battere i pugni produciamo scelte sciagurate come in Libia e in Iraq dove abbiamo preteso di imporre la democrazia con la forza e abbiamo invece esportato il caos. O in Afghanistan dove gli Stati Uniti si sono accodati alle disfatte inglesi e sovietiche.
Appollaiati sul trespolo della nostra insipienza, assistiamo impotenti
 Alle convulsioni dello Spirito del mondo impazzito.