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domenica 23 dicembre 2012

Buon Natale


Augurare Buon Natale in questo scorcio di un anno terribile come il 2012, può apparire provocatorio e irridente nei confronti degli italiani che, per la maggior parte, non hanno motivi per vivere un buon Natale. Cosa c’è infatti di buono in un Natale che nega la possibilità di dar fondo all’animo caritatevole che per l’occasione si accende persino nel più duro degli uomini? L’occasione purtroppo manca perché mancano le risorse che diano le ali ai nostri buoni propositi.
Quando, uscendo dai confini del quartiere in cui vivo in un contesto sobrio per tutto l’anno e ancor più parco in questo periodo, mi sono concesso una puntata nel centro storico per respirare, come un sub in debito d’ossigeno, l’atmosfera baluginante di luci e di colori del cuore festante della città, mi sono imbattuto in un clima opaco e in un panorama di negozi vuoti, di saracinesche abbassate, di piazze e vie deserte, di buio pesto per le strade e sui volti dei rari passanti. Un paesaggio lunare dal quale mi sono sentito tradito.  
L’aspetto lunare del paesaggio tuttavia non è paragonabile al deserto della nostra anima impotente a dare risposte alle nostre domande.
A chi per esempio dovremmo chiedere conto di ciò che proviamo allorché vogliamo regalare il nostro cuore ai nostri cari e non possiamo perché il cuore è sprovvisto di doni come gli scaffali di un negozio in liquidazione?
A chi dovremmo chiedere conto di ciò che proviamo quando sui marciapiedi e agli ingressi dei supermercati schiviamo con senso di colpa le richieste d’aiuto per i più poveri avanzate con dolce garbo dagli angeli del volontariato, quando osserviamo la rabbia quasi ferina e violenta con cui i passanti assillati da richieste di elemosine si rivoltano contro i postulanti, a chi del senso di frustrazione dei nonni privati della gioia di stupire gli occhi carichi di attesa dei nipoti e dei genitori costretti a misurarsi con le rimanenti risorse dell’ultima settimana del mese che, maledizione, coincide con il Natale?
A chi dovremmo chiedere conto della pena inflitta ai nostri cuori dallo spettacolo dei fagotti umani sparsi per i marciapiedi delle nostre città sotto il cielo livido di un inverno insolitamente più severo del solito, dalla dignitosa indigenza dei nuovi poveri che si affacciano sempre più numerosi alle mense della Caritas, dallo sguardo smarrito e carico di rimprovero dei nostri figli che si aggirano fra le pareti domestiche covando vergogna e rancore per essere stati scippati del loro futuro da una generazione di padri scellerati?
A chi, in questo Natale privo di pietà, dobbiamo chiedere conto della nostra incapacità di commuoverci alla vista di Pannella ischeletrito, di provare rimorso per la sorte di nostri simili condannati alla sofferenza in carceri-lager a due passi da casa nostra, della rabbia e del vuoto che avvertiamo? 
Forse a noi stessi artefici della nostra perduta umanità, a noi spensierati complici dei nostri carnefici ai quali per anni abbiamo dato licenza di ucciderci e  che continuiamo a tollerare mentre tornano a proporsi volteggiando con imperterrita sfrontatezza sui nostri capi. 
E allora se Buon Natale deve essere, Buon Natale sia per loro, per gli assassini delle nostre speranze che ci hanno regalato la strenna avvelenata di una festa senza gioia i quali, essi si, hanno motivo per festeggiare.

2 commenti:

  1. Spesso siamo un po' vittime e un po' carnefici, parte di un meccanismo che non riusciamo a controllare .
    Buon Natale :)

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