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giovedì 13 settembre 2018

L'ONU ovvero dell'improntitudine


La signora Bachelet, alto commissario per i diritti umani dell’ONU di recente nomina, ha esordito col  botto. Secondo lei l’Italia sarebbe un Paese razzista al punto da dovere essere sottoposto alla verifica degli ispettori dall’ONU. Da che mondo è mondo il bue chiama cornuto l’asino e allo stesso modo la signora Bachelet, rappresentante di un organismo che ha perduto la sua credibilità avvitandosi in imbarazzanti contraddizioni proprio sul tema dei diritti civili, pretende di impartire lezioni ad un Paese come l’Italia. Non sempre si possono condividere le sparate di Salvini ma stavolta non si può non essere d’accordo con lui quando afferma che l’ONU non si può permettere di accusare di razzismo un Paese che è in testa alla lista delle nazioni che prestano opera di volontariato in tutti gli angoli del mondo e che sul proprio suolo ha fatto approdare e in parte accolto più migranti di qualsiasi altro Paese europeo. Né noi italiani possiamo essere liquidati come razzisti solo perché qualche idiota, che rappresenta solo una infinitesima parte di quel caritatevole popolo che è il popolo italiano, si abbandona a qualche gesto di intolleranza. La signora Bachelet ha tutto il diritto di esprimere il suo dissenso sul provvedimento che ha bloccato a bordo della Diciotti 177 migranti per diversi giorni, ma non quello di disporre una ispezione sul nostro territorio trattandoci alla stregua di uno dei tanti Paesi dall’incerta connotazione democratica di cui trabocca l’ONU e contro cui proprio l’ONU, chissà perché, si guarda bene dall’intervenire. Da noi, grazie al cielo, gli anticorpi funzionano, esiste una magistratura che vigila e che nella fattispecie si è mossa prontamente agendo contro quello che, a torto o a ragione, ha ritenuto un reato, non c’è dunque bisogno di gendarmi esterni, abbiamo le nostre istituzioni che funzionano egregiamente e sanno essere un efficace baluardo dei diritti. Evidentemente gli occhiuti commissari dello strabico organismo internazionale si sono distratti e hanno colpito il bersaglio sbagliato rivolgendo all’Italia accuse che dovrebbero rivolgere all’Europa per il cinismo con cui essa ignora il problema dell’emigrazione riversandolo tutto sulle spalle dell’Italia. E’ bene chiarire che un conto è la disposizione discutibile di trattenere per giorni centinaia di migranti sulla Diciotti, un altro conto è correre ai ripari chiudendo i nostri porti alle navi che soccorrono i migranti esattamente come fanno tanti altri Paesi affacciati nel Mediterraneo e quelli dell’entroterra che chiudono le loro frontiere. Il nostro giro di vite serve proprio a risolvere nell’interesse dei migranti un problema che da soli non siamo in grado di affrontare o che rischiamo di affrontare male e non può diventare pretesto per mettere  in dubbio la nostra umanità e la nostra proverbiale disponibilità all’accoglienza. In base a quale principio i migranti dovrebbero approdare tutti sulle nostre coste e perché, se tentiamo di impedirlo, siamo accusati di razzismo, mentre  invece gli altri Paesi possono tranquillamente adottare una politica di respingimento senza dovere temere nulla? E’ una domanda che poniamo alla solerte signora Bachelet  rappresentante di un organismo che ha eletto alla presidenza del Comitato Consultivo del Consiglio dei diritti umani nientemeno che l’Arabia Saudita paladina, come tutti sappiamo, dei diritti umani. Ed è una domanda alla quale dovrebbero rispondere certi personaggi della nostra sinistra i quali, come al solito, hanno perduto una buona occasione per tacere.

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