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venerdì 7 febbraio 2014

Il bon ton

La bagarre scatenata dai grillini in Parlamento e in rete ha innescato la solita fiera dell’ipocrisia, esercizio nel quale noi italiani siamo tra i primi al mondo. Da tutti gli schieramenti politici, in maniera unanime e trasversale, si sono levate voci indignate contro il lessico trasgressivo di Grillo e dei suoi disinvolti compagni. Si è parlato di barbarie, si è denunciata con toni scandalizzati l’istigazione alla violenza e una deriva pericolosa che può indurre a gesti inconsulti (vedi l’invio di una busta con proiettili alla Boldrini ). La preoccupazione è senza dubbio legittima ma non autorizza le esagerazioni, non certo il ricorso alla ghigliottina da parte del Presidente della Camera o il superamento del senso del ridicolo con improbabili paragoni che evocano le infamie della Germania nazista. I corrucciati emuli di Catone, impegnati a lamentare l’oltraggio al senso estetico, non si sono fatti sfiorare da alcun dubbio sulla misura e sulla opportunità della loro intransigenza censoria.
Penso che nessuno si sogni di condividere le farneticazioni ( “boia chi molla” non è neanche originale ) di un manipolo di scombiccherati raccolti attorno ad un delirante affabulatore che si è  macchiato della doppia colpa di averci privato della sua vena comica e di averci rifilato una insulsa paccottiglia infarcita di rancorosi luoghi comuni. Oltre tutto, a parte i toni, non siamo ancora riusciti a leggere una proposta che sia una in alternativa alla sterile protesta. E tuttavia c’è un ma.  Mi domando: ma le prefiche che si strappano le vesti perché non è stato rispettato il bon ton, hanno i titoli per salire in cattedra e non hanno nulla da rimproverarsi per il sacco dell’Italia perpetrato all’insegna del bon ton?  Invocano il bon ton, e pazienza se il mondo va in malora? Mi direte che sono qualunquista, che cavalco una facile retorica, ma i fatti sono davanti ai nostri occhi e non hanno certo bisogno di essere enfatizzati. Se il Presidente del Consiglio ci racconta che ci siamo lasciati la crisi alle spalle quando ancora abbiamo il problema drammatico dei nostri figli disoccupati, abbiamo o no il diritto di sentirci presi in giro? E non abbiamo anche il diritto di avvertire una sensazione di rabbia quando i permalosi cultori delle buone maniere istituzionali digrignano i denti dispensandoci le loro censure, mentre permettono che i privilegiati della casta si annettano decine di incarichi a dispetto del merito e della decenza, che i grands commis che si annidano nei gangli della macchina statale inceppino l’iter delle leggi, che la giustizia sia amministrata in maniera ideologica, vendicativa, disonesta, inefficiente, e, in base a questi parametri, stabilisca che un reato è più reato di un altro analogo a seconda dei quarti di nobiltà degli imputati, infligga condizioni di vita inumane in carcere, emetta sentenze abborracciate, imponga tempi biblici ai processi, che i lobbisti  blindino gli status quo e gli avventurieri della finanza sguazzino in mezzo a rendite parassitarie a spese delle imprese? E quindi di che cosa si lamentano queste gracchianti verginelle? Non è forse il fenomeno dei grillini il frutto avvelenato della nostra insensatezza? Basta andare per le strade e nei bar per intercettare il malumore della gente comune che non vuole sentire ragioni, che ha voglia di sfasciare e ha delegato Grillo alla bisogna. Ci lamentiamo perché Grillo ha preso alla lettera i suoi mandanti e non è passato dalla lavanderia per ripulirsi? Ma quale è l’alternativa tra marpioni paludati che fanno strame dei nostri diritti e per colmo di sfrontatezza issano bandiere di indignazione e dilettanti allo sbaraglio che sono capaci di fare solo dell’insulto la loro bandiera? Sarei tentato di scegliere i secondi e sperare che restino ruspanti  piuttosto che vederli ripuliti e intenti a farsi i cavoli propri, ma è solo una breve tentazione e mi rendo conto che c’è poco da scegliere. Resta solo da prendere atto sconsolatamente che questa gente l’abbiamo prodotta noi con la nostra gaglioffaggine e che il loro linguaggio, il loro pressappochismo becero, sono lo specchio della nostra società. I giovani che intercettiamo mentre tra una chattata e l’altra riescono a trovare il tempo per dire qualcosa, sono capaci di esprimersi solo a colpi di vaff…., c….o, str..o etc.

E’ quello che abbiamo seminato e quello raccogliamo!

1 commento:

  1. "Chi semina vento raccoglie tempesta". Dott. Mandalà, quante "parole piene di vento" da parte di certi personaggi...E' da parecchio che non mi faccio sentire. Sempre interessanti ed attualissimi i suoi post! Seguo sempre con grande piacere il suo Blog.
    Alla prossima. Con stima. Michele Nardelli

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