Le diverse morali
Eravamo convinti che la morale fosse una costante severa che non guarda in faccia a nessuno e non fa sconti.
Abbiamo imparato invece che essa è una variabile che va applicata a seconda dei casi.
Ce lo ha insegnato la vicenda del deputato PDL Milanese che, graziato dalla Camera, ha evitato di finire a Poggiorreale a fare compagnia al suo collega Papa. Due storie uguali ( o forse quella di Milanese è un tantino meno uguale ), due morali diverse, che confermano una consuetudine ormai consolidatasi nel nostro Parlamento, la consuetudine all’incoerenza.
Non è chiaro che cosa abbia indotto i nostri parlamentari a votare contro la carcerazione di Milanese, visto che da una superficiale lettura delle accuse che gli vengono rivolte le responsabilità contestate al nostro sono molto più gravi di quelle contestate al povero Papa, spedito in carcere per molto meno! Ci riesce difficile pensare che essi facciano così poco onore al loro titolo di Onorevoli da lasciarsi guidare, in una decisione che riguarda la sorte di un uomo, da motivi di bottega invece che da motivi dettati dalla loro coscienza. Ma, ahimè, pare che dobbiamo arrenderci all’evidenza: la Lega ha mercanteggiato la propria coscienza al banco pegni della Camera e ha riscattato l’on. Milanese reputando che le sue quotazioni valessero più di quelle dell’on. Papa ai fini dei risultati da portare a casa!
Tanto cinismo è però stato mitigato dalla delicatezza d’animo dell’on. Paniz il quale ha rivolto un pensiero commosso all’on. Papa ricordando che questi è da due mesi agli arresti preventivi e che questo accanimento è una vergogna. A chi gli ha obiettato che altri cittadini corrispondenti al 40% della popolazione detenuta sono nelle stesse condizioni da anni, senza suscitare il suo sdegno, ha risposto che Papa è un’altra cosa, rappresenta le Istituzioni. Giusto on. Paniz, a patto che i rappresentanti delle Istituzioni siano degni delle loro guarentigie, e sennò è troppo comodo.
Non spetta ai comuni cittadini entrare nel merito delle accuse rivolte dai magistrati ai parlamentari, ma gli spetta, e come, fare le pulci al grado di credibilità che i parlamentari si sono o no conquistata.
E’ credibile una Lega in preda a convulsioni moralistiche a singhiozzo che obbediscono a calcoli di ragioneria spicciola piuttosto che a obiettive considerazioni di carattere morale, in una vicenda in cui la morale dovrebbe essere l’unica categoria alla quale ispirarsi?
E’ credibile un Presidente del Consiglio che, vicende pecorecce a parte di cui può non importarci, (anche se qualcuno ha obiettato che a quel livello il privato si intreccia col pubblico per il discredito e il calo di credibilità che si abbatte sulle Istituzioni) ha determinato un tale declino dell’Italia che Obama si può permettere impunemente e ingiustamente di ignorare il ruolo fondamentale avuto dal nostro Paese nella vicenda libica senza che le nostre Istituzioni abbiano un sussulto d’orgoglio e, oltre a evitare preventivamente i soliti comportamenti ondivaghi all’italiana che poi determinano uscite infelici come quella del signor Obama, sappiano reagire con dignità rivendicando i nostri meriti in Iraq, in Afganistan e nella stessa Libia e pretendendo una maggiore considerazione da un alleato che non ci stima a tal punto da mortificarci davanti a tutto il mondo? E’ credibile un Presidente del Consiglio che è ridotto ad annaspare elemosinando la stampella dall’On. Scilipoti, pur provenendo dalla più ampia maggioranza mai realizzata nella storia parlamentare italiana, pur avendo avuto la possibilità di realizzare quella famosa rivoluzione liberale per la quale era stato votato, e che ha sperperato tutto mostrando il suo vero volto di magliaro che ha ingannato un popolo, di velleitario arrogante che ha enfatizzato le sue capacità di far fronte ad una fase storica della vita del nostro Paese calcolando, a voler essere indulgenti, con superficialità le sue doti?
E’ credibile un PD che non è capace di proporre una strategia degna di questo nome in alternativa a quella del governo, che si barcamena senza prendere una decisione definitiva tra le diverse ed opposte anime della fronda al governo, senza disegnare una sua identità credibile che non sia il solito logoro antiberlusconismo, che si impanca in improbabili crociate moralistiche, prigioniero dell’antica pretesa di superiorità morale di berlingueriana memoria, che oggi non può permettersi come dimostra la sberla rimediata con la vicenda Penati?
E’ credibile un Di Pietro che evoca scenari apocalittici ipotizzando strumentalmente la prospettiva di un selciato sporco di sangue allo stesso modo in cui con la sua nota disinvoltura seminò tangentopoli di imputati più o meno innocenti e provocò tante tragedie, il quale, mentre tuona contro il nepotismo e il malaffare, non dimentica che i figli sono “pezz’e core” e catapulta il suo di figlio in politica?
E’ accettabile lo spettacolo di quest’Italia che, pur in un panorama di comune rovina economica che attanaglia l’intera Europa, ha il discutibile ruolo di cenerentola presa per mano dai vertici della finanza europea, bacchettata come si fa con degli scolaretti indisciplinati, messa sotto tutela e comandata su quello che va fatto o no, con buona pace del nostro orgoglio di popolo adulto che dovrebbe sapere provvedere a se stesso?
E’ accettabile un’Italia della quale i suoi cittadini impegnati nei vari settori all’estero, non possono andar fieri, che suscita risolini di compatimento alle spalle dei nostri connazionali impegnati a portare nel mondo il buon nome del loro Paese, che vanifica gli sforzi dei nostri imprenditori alle prese con la concorrenza di imprenditori di altre Nazioni che mettono in campo ben altro prestigio?
E’ accettabile un’Italia che è ormai allo sbando per i mille difetti irredimibili e i mille problemi irrisolti dei quali si ha ormai la nausea di parlare, il futuro dei nostri figli, il presente dei nostri anziani, la corruzione nei vertici dello Stato, il giacobinismo di chi dovrebbe adottare equilibrio, una autoreferenzialità tanto tronfia quanto incompetente che poggia sul nulla, la mancanza di solidi ideali, la disinvoltura nella gestione della giustizia, la separazione e l’equilibrio dei poteri andati in malora sotto l’attacco di caste egemoni che hanno realizzato una conquista strisciante e invasiva dello Stato, l’assenza di una qualsiasi certezza del diritto? Un’Italia siffatta ha ridotto al minimo quella famosa qualità della vita per la quale eravamo famosi nel mondo e, contrariamente a ciò che pensano alcuni sulla nostra mitica capacità di adattamento, ha prodotto uno scoramento che sta sostituendo le capacità camaleontiche del nostro popolo con la rassegnazione.
Qualcuno ha detto che uno Stato senza regole, è uno Stato di briganti. E’ ancora valido il patto che lega i cittadini con lo Stato italiano e possiamo ancora considerarci una Nazione?